mercoledì 17 febbraio 2021

“Amore e Psiche” - inBREVE

 

 

Autoritratto, 1792

Piccolo cenno sulla vita di Antonio Canova:

Antonio Canova nasce a Possagno, in provincia di Treviso il 1 novembre 1757. Quando ha solo 4 anni suo padre muore e la madre si risposa con un altro uomo: Francesco Sartori. Il Piccolo Antonio viene così affidato alle cure del nonno paterno Pasino, un abile tagliatore di pietre e scultore che con il suo comportamento severo insegnò al giovane Canova come approcciarsi al marmo. Per lo scultore il nonno fu sempre un punto di riferimento. Grazie alle sue possibilità economiche nel 1777 Canova poté aprirsi un nuovo studio più ampio a San Maurizio, dove l'anno successivo fu impegnato nella realizzazione del gruppo raffigurante Dedalo e Icaro, su commissione del procuratore Pietro Vettor Pisani. Gli venne addirittura offerta una cattedra d'insegnamento: Canova, tuttavia, non accettò, in quanto aveva da tempo maturato il desiderio di recarsi a Roma per perfezionare la propria arte. Nel 1804, con l'inizio del periodo napoleonico Canova viene scelto come ritrattista ufficiale dall'imperatore, per il quale realizza varie opere. Muore il 13 ottobre 1822 a Venezia e il suo corpo è conservato nel tempio canoviano a Possagno, un edificio neoclassico progettato dello scultore stesso.

Tecnica scultorea:

Senza compiere troppi giri di parole, Il metodo di lavoro di Canova è dettagliatamente riportato in un passo delle Memorie di Francesco Hayez, il pittore italiano più importante del Romanticismo:

“Il Canova faceva in creta il suo modello; poi gettatolo in gesso, affidava il blocco a' suoi giovani studenti perché lo sbozzassero e allora cominciava l'opera del gran maestro. Essi portavano le opere del maestro a tal grado di finitezza che sì sarebbero dette terminate: ma dovevano lasciarvi ancora una piccola grossezza di marmo, la quale era poi lavorata da Canova più o meno secondo quello che questo illustre artista credeva dover fare. Lo studio si componeva di molti locali, tutti pieni di modelli e di statue, e qui era permessa a tutti l'entrata. Il Canova aveva una camera appartata, chiusa ai visitatori, nella quale non entravano che coloro che avessero ottenuto uno speciale permesso. Egli indossava una specie di veste da camera, portava sulla testa un berretto di carta: teneva sempre in mano il martello e lo scalpello anche quando riceveva le visite; parlava lavorando, e di tratto interrompeva il lavoro, rivolgendosi alle persone con cui discorreva”

Vediamo ora,  la sue opera più rappresentativa:


“Amore e Psiche”

Canova, per la realizzazione di questa scultura si ispirò ad un affresco di Ercolano raffigurante una baccante abbracciata da un fauno. Si Tratta di una scultura in marmo bianco del 1788, è oggi conservata al Louvre di Parigi. Canova scolpì nel marmo uno dei momenti più belli dell'Asino d'Oro di Lucio Apuleio, il romanzo del II secolo d.C. nel quale è narrata la favola di Amore e Psiche: Psiche era una fanciulla incredibilmente seducente che scatenò le gelosie della dea Venere che, invidiosa della bellezza di quella che alla fine era solo una mortale, decise di vendicarsi con l'aiuto del figlio Amore, il quale avrebbe dovuto farla innamorare di un uomo rozzo e orrendo che non ricambiasse il suo amore. Tuttavia, appena Amore prese visione della bellezza celestiale di Psiche, se ne invaghì perdutamente, e decise con l'aiuto di Zefiro di trasportarla nel proprio palazzo. Lì Psiche trascorse con Amore momenti d’amore meravigliosi , senza tuttavia poter guardare il volto dell'amante: Amore, infatti, non rivelò mai la propria identità, per evitare la furibonda ira della dea Venere (Che era sua madre). Con tutto ciò, eccitata dalle sorelle, Psiche venne meno al patto e vide il volto dell'uomo che le travolgeva i sensi: in seguito a ciò Amore, preso dall'indignazione, si allontanò da Psiche, che fu gettata nello sconforto più totale. Nella scultura è rappresentato l’attimo in cui le due labbra stanno per sfiorarsi in una maniera così docile e divina, che quasi ci si dimentica che l’opera sia di marmo. Da notare la figura a Chiasmo (termine greco che indica la lettera X). Così come in tutte le sue opere Canova si dimostra assai sensibile all'influenza della statuaria greca classica, mostrandosene debitore per l'equilibrio della composizione, per questo veniva infatti chiamato “Il nuovo Fidia”.



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